
Il Carnevale ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Esse si rifanno alle feste religiose dei popoli antichi celebranti l'anno nuovo e l'inizio della Primavera, a scopo propiziatorio. Nel Carnevale di Offida si ritrovano tracce degli antichi Baccanali greci e, più ancora, dei Saturnali romani di origine agricola che si svolgevano dal 1° al 23 dicembre, comportando la sospensione generale delle attività pubbliche. Nella più sfrenata allegria, accantonate le differenze sociali, si tenevano banchetti con scambi di doni, processioni e mascherate.
Il Carnevale offidano si svolge ogni anno secondo un rituale fissato dalla tradizione: il giorno della "Domenica degli Amici", che precede di due settimane il Carnevale, la fanfara "Congrega del Ciorpento" esce rumorosa dal portone del cinquecentesco palazzo Mercolini per annunciare che si è entrati in pieno clima carnevalesco; seguono i " veglionissimi" al teatro Serpente Aureo, la mascherata dei bambini del giovedì grasso, la caccia a "Lu Bov Fint" (il bove finto) del venerdì e la fantasmagorica sfilata dei "Vlurd" dell'ultimo giorno.
Persone dei paesi vicini e turisti, per l'occasione, giungono ad Offida non per assistere da spettatori a sfilate di grandiosi carri allegorici ma per essere coinvolti in un'autentica festa del popolo dove, messa da parte ogni regola o convenzione sociale, è d'obbligo divertirsi, quasi attori di rappresentazioni il cui valore simbolico cede a più a quello reale dele forze vitali e istintive.
L'ultimo giorno (martedì) di Carnevale tutti in Offida si mascherano, sbucando da ogni parte con indosso il tipico "guazzarò" (saio di tela bianca con fazzoletto rosso al collo), col viso tinto di vari colori, per inondare la piazza e scorrazzare per le strade tra urla, danze, scherzi di ogni sorta e lanci di coriandoli.
Ad essere di scena sono le varie congreghe: il "Ciorpento", la "Ciuvetta", la "Mangusta", i "Tirolesi", il "Riccio" e "Lu pa co l'oj", gruppi mascherati che, al suono delle loro fanfare, danno vita a piccole farse propiziatorie incentrate per lo più sui temi della virilità e della fertilità.
Quando viene la sera i colori si spengono in una calma temporanea; poi l'orgia riprende più sfrenata con la fantasmagorica sfilata dei "Vlurd". Centinaia di uomini e donne mascherati, con lunghi fasci di canne accesi sulle spalle, in fila indiana, tutti barcollanti ed incrociatisi tra urla e danze selvagge, percorrono il Corso che sembra uno strisciante serpente fiammeggianti, quindi inondano la piazza principale al cui centro dispongono i "bagordi" ancora in fiamme; le maschere come impazzite corrono a cerchio intorno al falò mentre urla e canti si fondono tra i vortici di fumo e miriadi di scintille di fuoco brillano nell'aria.
Quando il fuoco pagano che incendia la piazza con il rito bacchino dei "Vlurd" si spegne, torna sovrano il silenzio, foriero di pace quaresimale.